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Vi racconto la mia prima Maratona

  • Written by  Elvio Giacchi
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Elvio e la sua prima Maratona Elvio e la sua prima Maratona

Pensieri, elucubrazioni e tanto altro ancora, durante quegli interminabili 42 chilometri e 195mt.
di Elvio Giacchi

Dopo 1,48 il taglio del traguardo della mia prima RomaOstia, canonici 21km150mt, il mio primo pensiero è stato: ma come "bip" si fa a correre una maratona intera.

Ero sfatto, "smolecolato", piegato, e non c'era nulla che non mi facesse male. Anche i lacci delle scarpe urlavano la loro sofferenza. Una sera, Fabietto, durante un allenamento tirò fuori la sua
ideona: "Perché non andiamo a fare la maratona di Firenze 2006?" Ancora disgustato dalla fatica, il conato mi sale dallo stomaco: "Ma che hai in testa le pigne?? Tu non sei normale..." Fu la mia risposta. Ma, Paolo e Claudio, invece di darmi manforte, accettano con entusiasmo la proposta. "Bah, malati...", pensai io. Purtroppo,o per grande fortuna, ci allenavamo sempre insieme. Quindi
ecco gli allenamenti da 25 km e poi da 30km, 32, 34, 36. Come si poteva non farli? Mi sono sempre divertito negli allenamenti, chiacchiere, risate, goliardie e quindi, invece di fermarmi ai 20km, li ho sempre seguiti. "E mo'?? Che faccio? Non mi iscrivo?Mi avevano fregato, si può dire bastardi? Sì, in questo caso sì." Dai ormai sei allenato... Firenze l'ho sempre amata, ho anche tanti amici li, in più c'è il mio gruppo che parte. Ok, ISCRITTO. Piazzale Michelangelo domina Firenze, partenza spettacolare, emozione e battiti cardiaci a mille. La goliardia dei fiorentini, ci strappa una risata. "Dai ragassi, che all'arrivo la si va' tutti in 'hhiesa'"; "Ma io sono ateo…", rifletto con me stesso. "Oh, bishero, dopo 42 chilometri te la vedi pure tu la madonna..." E poi: "Banggg" via, migliaia di gambe si mettono in movimento, risate, applausi. Gente calorosa che ti incita, ti applaude, nessuno che ti manda a quel paese perché blocchi le strade, anzi, ti incitano dalle finestre dai balconi, ti chiedono di battere il cinque. I primi 20 chilometri passano stranamente senza fatica. Al venticinquesimo ancora sorrido, batto i cinque, parlo rido scherzo, quasi mi dispiace l'idea che metà è già andata. Mi diverto, tutta in piano, bellissimo, oh, oh, un ponte che passa sulla ferrovia, siamo all'incirca al trentesimo. Vabbè si fà, anche se comincio a parlare di meno e sorridere meno, la fatica comincia a farsi sentire. Ok, ecco l'inizio del ponte, uno due tre quattro cinque seeei seeeeettteee, non c'è la faccio a correre, blackout, chi mi ha cementato le gambe? Chi mi è salito sulla schiena? Ogni passo su quella salita è una sofferenza. Dodici, ne mancano solo 12. In genere 12 chilometri sono pochi, neanche mi metto le scarpe per fare una distanza così. Ma adesso, o mamma, non la finirò mai. E sì, cari Claudio, Paolo e Fabio, diciamo che per un chilometro vi ho pensato tanto, ma veramente tanto. Ok, maledizioni mandate e adesso che faccio? Sì un po' di gel, mezza bustina, no meglio tutta. Basta camminare, ricomincio a correre, insomma, credo che definire ciò che facevo corsa, sia eccessivo, i primi passi PESANTISSIMI, ma poi piano piano riacquisto un po' di tonicità. Quarantesimo chilometro, mi sono immaginato come un vecchio motore  diesel che fa fumo, tanto fumo,ma continua a marciare. I miei amici fiorentini, bello mi chiamano, vado da loro, mi urlano, ma che fai, vai vaii. No,vi voglio abbracciare e poi riparto… Arrivo al 41esimo, mi comincia a venire il nodo in gola, ma che è? Cerco di stare dritto, ormai tutto è fuori sincrono, ma la meta è lì,vedo il cartello 42km, è a cento metri da me. Ecco al 42esimo chilometro non sò perché cambiano le misure, perché quei cento metri non arrivavano mai, saranno durati due ore... 42, 42, 42, cominciano due ali di folla che ti trascinano, non sento più nulla, dolori, fatica, fame, sete, non ho neanche bisogno di respirare. Ricomincio a sorridere, a dare il cinque ai mille bambini che mi incitano, forse corro pure elegantemente e non più piegato, eccolo, eccolo, il traguardo. Che succede,vedo sfocato e non respiro… Ho gli occhi che mi si bagnano, ma non è sudore e non riesco a parlare, ma non certo per la fatica. Nel cuore di Firenze ci si può emozionare all'arrivo di una maratona. Grazie a quei tre simpatici "bip", "bip", "bip", per avermi trascinato in una meravigliosa follia.

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