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Ero nella squadra di Cross Country di una scuola inglese

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Correvo da ragazzo, 13-14 anni. Ero nella squadra di Cross Country di una scuola inglese a Waterloo, in Belgio.

di Federico Mori.

Il X-country, adesso si chiamerebbe Trail, ma più o meno è quella roba lì insomma: sterrati, prati, fango, a volte neve, tronchi da scavalcare e fiumiciattoli da guadare. Il nostro terreno di allenamento e di gara era una grande foresta millenaria che si trova tra Bruxelles e Waterloo: la Forêt de Soignes. Conifere e faggi altissimi con dei tronchi che non riuscivo ad abbracciare. I raggi di luce filtravano attraverso gli alberi colorando le felci ed i fiori del sottobosco di mille sfumature diverse a seconda della stagione. Purtroppo anche la pioggia filtrava, ma il più delle volte era una pioggerellina fine fine alla quale si fa presto l'abitudine. E dopo la pioggia il profumo della terra umida e dei funghi diventava intenso.

Mi divertivo un sacco, sopratutto nelle trasferte. Si saliva sul pullman e si andava a gareggiare contro altre scuole in Germania, Olanda, Francia. Era l'epoca dei radioloni sulla spalla e della funky music. Durante i viaggi si ballava sullo stretto corridoio del bus. Prima della gara i partecipanti erano tenuti a camminare l'intero tracciato in modo che tutti imparassero più o meno il percorso. E anche lì radiolone a palla! Prima della partenza c'era il riscaldamento. Ci si spalmava sui muscoli una crema a base di canfora che appena messa scottava quasi. L'odore intenso si diffondeva all'istante e ti avvolgeva come una bolla gigante. Il percorso di solito era lungo 4 miglia (circa 6,4 km), non è molto, ma per un ragazzino come me era abbastanza. La tensione era alta ed il cuore batteva all'impazzata. Sembrerà strano ma solo il "Via" mi ridava per così dire un pò di calma. Lo spirito di squadra era molto sentito e se non ce la facevi più, il primo compagno che ti raggiungeva cominciava ad incitarti a più non posso: "Dai! Forza! Manca poco, non mollare! Tira fuori tutte le ultime energie e stammi accanto. Finiamola insieme questa gara!". E così facevo anch'io quand'era il mio turno. Il più delle volte funzionava e si riusciva a passare il traguardo limitando i danni.
Quei momenti fatti di luci, odori, risate, soddisfazioni, ma anche sacrifici e tanta fatica mi sono rimasti dentro. Come la brace di un bel fuoco la mattina dopo, la passione per la corsa si è assopita negli anni, ma è rimasta viva. Negli ultimi 2 anni ho ripreso a correre con regolarità. Ho ritrovato una bella squadra con belle persone. Insieme a loro spero di riuscire a realizzare un sogno: la mia prima maratona. Ma questa è un altra storia.

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