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Maratona è sempre più donna!

  • Written by  La Redazione
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In Italia aumenta il numero di appassionate che si iscrivono ad una delle competizioni più dure: la 42km .195. Mezzo secolo fa le donne non facevano maratone. Per aggirare l’ostacolo - e la burocrazia – dovevano intrufolarsi di soppiatto nel mucchio di atleti dopo la partenza e magari pure con la barba finta incollata sul viso. Proprio come fece Roberta Gibb nel ’66 a Boston. 

Oggi esistono grandi campionesse come Anna Incerti con un personale di 2:25'32''.

 

Correre, correre, correre, auspicando di farcela, di riuscire, soprattutto per chi lo fa per la prima volta, a “chiuderla” senza guardare il cronometro che batte ritmo, tempo e passo. No, non è uno scherzo correre per 42km,195 metri. Vale a dire, tradotto in termini di tempo, 4, 5,6 ore per i neofiti, sotto le 4 ore per i più bravi; meno di 3 per gli atleti esperti e preparati. Eppure la maratona non spaventa, soprattutto la donna, come anticipato questo mese anche dalla nota rivista Correre. Dati alla mano, infatti, oltre all’incremento del numero di atleti italiani che lo scorso anno sono riusciti a terminare almeno una maratona (38.676 rispetto ai 38.254 del 2014), emerge quanto sia salita la voglia tra il gentil sesso di partecipare a questa gara impegnativa, che richiede alcuni mesi di allenamento: da 5.474 si è passati a quota 5.922, con un aumento progressivo di ben l’8,2 per cento. E pensare, come ricorda anche il giornalista Enrico Sisti in un recente articolo sul medesimo argomento pubblicato su la Repubblica, che 50 anni fa le donne non facevano maratone. Per aggirare l’ostacolo - e la burocrazia – dovevano intrufolarsi di soppiatto nel mucchio di atleti dopo la partenza e magari pure con la barba finta incollata sul viso, proprio come fece Roberta Gibb nel ’66 a Boston. poi fu la volta, nel 1971, dell’australiana Adrienne Beames, che, tra l’altro, fu anche la prima donna a stabilire un altro primato: quello di concludere la gara, pur senza autorizzazione, sotto le 3 ore. Poi finalmente, circa un anno dopo, lo spiraglio di luce: le donne, finalmente, vengono ammesse. A Boston il loro esordio. Nessun dubbio sulle loro potenzialità e performance. i risultati certo non mancano, al pari degli uomini: nel 1984 a Los Angeles la statunitense Joan Benoit alle Olimpiadi estive vinse il primo oro olimpico per la maratona femminile con il tempo di 2:24:52, con più di un minuto sulle sue rivali malgrado il forte caldo, lo smog e un tasso di umidità molto alto. Dietro di lei si classificarono Grete Waitz, Rosa Mota e Ingrid Kristiansen, le migliori atlete dell’epoca. E che dire, per tornare ad epoche più recenti, dei risultati portati "a casa" nel 2015 da Anna Incerti? A Nagoya (Giappone) ha corso in 2:29’10’’.

Dico, per concludere, meno male - e per fortuna – che in mezzo secolo di storia di cose ne sono cambiate anche nell’ambito dello sport. Un mondo, quest’ultimo, che senza la presenza della donna assumerebbe dei colori dai contorni decisamente più grigi.

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