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La vittoria della giovane Masoumeh Torabi

  • Written by  La Redazione
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E’ la prima volta nella storia della Repubblica islamica che una donna iraniana partecipa e vince ad una ultramaratonaha corso 250 chilometri in un terreno ostile e con una temperatura da vero Inferno, con picchi di 61 gradi nel deserto del Dasht-e-Lut, in una provincia remota del Sud-Est dell'Iran.

La sua sfida estrema l’ha vinta davvero. Su tutti i fronti. Quello agonistico e quello umano. Questo, ancora una volta grazie allo sport, una disciplina nobile che riesce ad abbattere tutti i muri, i confini, le discriminazioni. In questo campo, infatti, non c’è nessuna differenza di sesso, razza, o religione. E lei ce l’ha fatta. E’, infatti, la prima volta nella storia della Repubblica islamica che una donna riesce a partecipare e a vincere ad una ultramaratona. Una notizia che in queste ora sta facendo il giro del mondo.

Correre per 250 chilometri in un terreno ostile e con una temperatura da vero Inferno, con picchi fino a 61 gradi che probabilmente pochi fisici riuscirebbero a sopportare, se non adeguatamente preparati.

Masoumeh Torabi, questo il nome della giovane, disoccupata di Shiraz, è, infatti, la prima donna iraniana a vincere nella categoria femminile una ultramaratona.

A dimostrare ancora una volta che non servono i soli muscoli maschili per compiere un’impresa così estrema: correre ben 250 chilometri per sette giorni di fila, con pause nelle tende allestite nel deserto del Dasht-e-Lut, in una provincia remota del Sud-Est dell'Iran.

Una gara di quelle considerate estreme e per pochi ultramaratoneti, che in genere si sono già cimentati in ultramaratone come questa, promossa dal gruppo italiano "Extreme Races Organization", insieme ad alcuni partner iraniani.

E pensare che la giovane donna, tenace, in precedenza aveva provato già ad iscriversi alla maratona internazionale di Persepolis, lo scorso febbraio, ma la sua domanda non era stata accettata. Ma lei, caparbia, non ha mai mollato. Mai. Ritentando con questa gara estrema. E riuscendo a realizzare finalmente il suo sogno. Non solo terminarla. Ma vincerla. E abbattere un’altra barriera insormontabile, in un Paese islamico, dove la donna non ha sempre vita facile.

“Abbiamo scritto un piccolo pezzetto di storia. Abbiamo creato un precedente", ha riferito all'agenzia giornalistica ANSA, Paolo Barghini, manager e pluri-campione del mondo di maratone estreme, direttore dell'evento.

Per la redazione di questo articolo è stata utilizzata la fonte ANSA: www.ansa.it

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