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Olimpiadi 2016. Benvenuti Rifugiati: Team ROA!

  • Written by  Corrado Guidobaldi
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Yusra Mardini Yusra Mardini

Chi abita in Siria, a Damasco, non ha più nulla, i sei anni di guerra hanno portato via tutto ai siriani, rimangono solo briciole, macerie, violenza e sopraffazione.
E un dilemma: rimanere o andar via. Due scelte diverse, due mostri ignoti da affrontare.

 

Rimanere nonostante tutto e trovare il coraggio e la forza per vivere, per ritagliarsi una normalità tra le bombe che cadono e che ti fanno capire che qualsiasi cosa hai oggi, anche la tua stessa vita, potresti perderla tra un attimo e le persecuzioni sono dietro l'angolo. Oppure andar via, sradicarsi in un istante, da solo, senza voltarsi indietro, forse con qualche tuo caro, in cerca di una chimera.


Domenico Quirico, quel gigante che con i suoi reportage ci racconta come hanno origine i viaggi dei migranti e dei rifugiati, che ci descrive la sofferenza degli ultimi del mondo, tra l'altro ostaggio in Siria per 5 mesi, ce lo ha fatto capire molto bene: "ho incontrato il male" ha detto quando è tornato in libertà. Chi parte ha con sé ha solo se stesso. Solo il suo corpo, la sua anima. Spesso non esiste neanche un documento che afferma che esisti, chi sei. Chi parte rischia tutto per sperare in una vita nuova, per arrivare in un posto che è un lontano miraggio, dove non si è mai stati, forse solo una favola raccontata e tramandata. E non sai se veramente il tuo miraggio diventerà realtà, se il nuovo mondo ti accetterà o ti respingerà.


E tra queste due scelte, tra rimanere nella guerra o partire, Yusra e sua sorella Sarah, due giovani nuotatrici, hanno preferito partire. Attraverso la Siria, il Libano, la Turchia e il mare per arrivare in Europa. Quel mare che tutti i giorni leggiamo essere per tanti un muro invalicabile, quel mare in cui si perde la vita.


E il mare si affronta con una gommone da sette posti, con venti persone a bordo, con il motore che si guasta subito e l´Europa che è a pochi chilometri. Siamo nell'agosto 2015. "I thought it would be a real shame if I drowned in the sea, because I am a swimmer".


Ma Yusra, Sarah e una loro amica non si perdono d'animo, si immergono in quel mare ed a nuoto, trainano e spingono la piccola barca con il suo carico umano, per tre ore, fino alla costa greca, fino a Lesbo. La forza della disperazione può essere infinita, può superare qualsiasi barriera, qualsiasi muro.


Come scrisse De Coubertain, le olimpiadi moderne nascono per favorire una competizione sportiva tra i popoli nella pace, piuttosto che in guerra. Queste tre ragazze che nuotano verso la pace, hanno costruito e vinto la loro olimpiade.


Due anni prima la sorte non fu altrettanto benevola con Samia Yusuf Omar, la corritrice somala, olimpionica di Pechino, che si imbarcò in Libia, tentando la traversata verso l'Italia.


Purtroppo nel nostro mondo i rifugiati non sono un fenomeno marginale, ma ne costituiscono forse un aspetto strutturale, permeante. Ed è per questo che il Comitato Olimpico Internazionale ha istituito dalle prossime olimpiadi il Refugee Olympic Athletes team, il ROA, con lo scopo di evidenziare il fenomeno dei rifugiati, la loro condizione, la necessità di solidarietà e di integrazione.


"Tutti sono fuggiti da violenze e persecuzioni nei loro paesi e hanno cercato rifugio in luoghi di più ampio respiro, come il Belgio, la Germania, il Lussemburgo, il Kenya e il Brasile – dice l'agenzia ONU per i rifugiati – vivranno nel villaggio olimpico con gli altri 11.000 atleti e con gli allenatori e marceranno alla cerimonia di apertura. Saranno in concorrenza sotto la bandiera olimpica".


Quella di Yusra Mardini classe 1997 o forse 1998, è una storia di successo. Attraversate Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Austria, da settembre Yusra vive a Berlino ed è riuscita a ricongiungersi alla sua famiglia. Ha costruito una sua nuova quotidianità. La Germania le ha offerto la possibilità di avere un alloggio, imparare la lingua, andare a scuola, allenarsi e coltivare la sua passione, nuotare. In una parola: integrarsi. E da pochi giorni il CIO ha reso noto che Yusra ha superato le selezioni per far parte dei 10 atleti della rappresentativa ROA presenti alle Olimpiadi 2016. "I want refugees to be proud of me. I just want to encourage them". Il suo allenatore racconta che Yusra è un modello per gli altri atleti. È molto concentrata, ha obiettivi chiari e organizza la sua vita intorno ad essi.


E non potrebbe essere altrimenti. Tifiamo Yusra alle prossime olimpiadi! Tifiamo ROA!

 

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Fonti:
https://www.theguardian.com/sport/2016/mar/18/syria-rio-refugee-yusra-mardini-olympic-swimming 
https://www.olympic.org/news/team-of-refugee-olympic-athletes-roa-created-by-the-ioc 

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