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Io non sono nero ma…

  • Written by  la Redazione
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Tommie Smith, Peter Norman e John Carlos Tommie Smith, Peter Norman e John Carlos

Il podismo è un sport bello per tanti motivi, uno tra i quali è che si tratta di uno sport "povero", a cui tutti gli sportivi possono accedere.

Chi vuole iniziare a praticare il podismo necessita di ben poco e gli ingredienti alla base sono la volontà, la tenacia, la costanza, il sacrificio: caratteristiche che bisogna costruire, sviluppare, migliorare, ma che non si acquistano.

 

Tra i podisti sono molto comuni gli episodi di solidarietà, e la solidarietà è uno degli elementi alla base dell'integrazione e dell'accoglienza.
Io non so chi sei, da dove vieni, cosa pensi. Ma so bene qual è lo sforzo che stai sostenendo ed il tuo sforzo parla la stessa lingua del mio: quando servirà ti sosterrò e sono certo che tu mi sosterrai.

Peter Norman è stato il più grande velocista australiano. Stabilisce il record australiano sui 200m nel 1968 alle Olimpiadi del Messico ed oggi dopo 48 anni quel record resiste imbattuto.

Le Olimpiadi, che sostengono nella Carta i valori della non discriminazione, dell'uguaglianza di genere e dello sviluppo sostenibile, sono state spesso un luogo nel quale si è manifestato a favore dei diritti umani.

Nell'edizione di Messico '68, i 200 metri furono vinti da Tommie Smith seguito da Peter Norman e terzo John Carlos.

Smith e Carlos erano due atleti di statunitensi di colore, che aderivano al Progetto Olimpico per i Diritti Umani il cui scopo era protestare contro la segregazione razziale negli Stati Uniti e ovunque nel mondo.

Smith e Carlos decidono di salire sul podio scalzi, per testimoniare la povertà del popolo nero, con il capo chino ed il guanto nero di Black Power. Decidono inoltre di portare sul petto lo stemma del Progetto Olimpico per i Diritti Umani. Il clima politico era tesissimo: da pochi mesi era stato ucciso Martin Luther King.

Nello spogliatoio parlano della loro idea con Peter Norman che non conoscevano e che avrebbe condiviso il podio con loro. Peter proveniva da un contesto totalmente diverso: era bianco, australiano, benestante. Ed in Australia vigevano regole non dissimili dall' apartheid sudafricana.

"Io credo in quello in cui credete voi. Avete uno di quelli anche per me?". Gli atleti con lo stemma adesso erano tre.

Manifestare per i diritti umani non è gratis, non è indolore. Spesso è un atto eroico, un gesto nel quale bisogna credere.
Nessuno dei tre atleti ebbe vita facile. Ad esempio Peter, tornato in Australia fu escluso dall'atletica professionale ed ebbe enormi difficoltà a trovare un qualsiasi lavoro, oltre ad essere emarginato perfino dalla propria famiglia. Morì nel 2006 e solo nel 2012 il Parlamento australiano lo riabilitò con queste parole:
«Questo Parlamento: 1) riconosce lo straordinario risultato atletico di Peter Norman, che vinse la medaglia d'argento nella gara dei 200 metri piani ai giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, in un tempo di 20.06, ancora oggi record australiano; 2) riconosce il coraggio di Peter Norman nell'indossare sul podio uno stemma del "Progetto Olimpico per i Diritti Umani", in solidarietà con gli atleti afro-americani Tommie Smith e John Carlos, che effettuarono il saluto di "potere nero"; 3) si scusa con Peter Norman per il trattamento da lui ricevuto al suo ritorno in Australia, e nell'aver mancato di riconoscere il suo ruolo ispiratore prima della sua prematura morte nel 2006; 4) riconosce tardivamente il significativo ruolo che Peter Norman ebbe nel promuovere l'uguaglianza di razza. »

Antirazzismo, integrazione, accoglienza sono valori in cui credono i RfE.

 

Fonti:

http://riccardogazzaniga.com/luomo-bianco-in-quella-foto/ 
https://en.wikipedia.org/wiki/Olympic_Project_for_Human_Rights 

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