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Oui, c'est moi: la "marathonneuse"

L'anno 2016 fu ricco in emozioni buone e cattive... cosparsa di corse ai molteplici colori e percorsi con la mia prima maratona seguito di un secondo dei più suprenants ed indimenticabili che chiamero: la maratona verso e con l'ignoto Firenze.


Ho vissuto un'incredibile e fantastica avventura alla maratona di Roma con la squadra dei RfE: la mia 1 maratona in una città che è per sempre nel mio cuore per molti aspetti.

Poi Riccardo (Pudis) ed Elvio mi hanno cantato talmente le lodi di quello di Firenze che mi sono presa al gioco e è con una certa impazienza che avevo affrettato di conoscere questa città, mai visitata.
Dunque eccomi iscritta, senza troppo avere riflesso, nell'euforia collettiva...
L'estate passa, poi la riapertura delle scuole mi ricorda ai miei doveri, ai miei impegni: la maratona Firenze...
Riprendo gli allenamenti malgrado un impiego del tempo carico. Le gambe sono vuote e la testa troppo piena. Poi, il messagio di Andrea ed Elvio arrivano. Non penso avere impiegato troppo molto tempo di rispondere positivamente. E perché non vivere e dividere questo avventura maratona di un altro modo. Niente a provare dividere solamente... Si, questo mi piace !!!
Piu il mese di novembre arrivava, piu l'apprensione cresceva: la paura del sconosciuto.

Primo sconosciuto: io, la piccola francese, con mio piccolo italiano maldestro, dovrebbe passare due giorni nel mezzo della sua squadra italiana. Stesso se i miei compagni di squadra mi hanno integrato sempre un max nel gruppo, e (è ciò che fa la loro grandezza), la barriera della lingua mi isola qualche volta. Sono un RfE ma il complesso dell'espatriato, dell'emigrato è sempre un poco presente.
Secondo sconosciuto: il handicap e il suo universo, sarò all'altezza e capace di accompagnare Roberto fino alla fine del marathon; quale pretesa di credere che posso spingere, correre, sostenere il mio gruppo e portare Roberto fino all'arrivo. Una certa paura si installa.
Il week end sognato tanto, auspicato ed aspettato arriva...
partenza collettiva in train: cool simpatico... l'incontro col resto della squadra a Firenze. Mi lascio portare per gli eventi, e seguo il movimento... primi contatti con Firenze, città magnifica, graziosa, elegante. È stupita e lietissima, quale bella città, quella della rinascita... forse una certa nascita per me?!? Pranzo tra amici, la gioia e la felicità di essere insieme : l'eccitazione è là.
Momento fatidico: l'arrivo al villaggio della maratona. La presa del pettorale e vedere sopra il suo nome, molto emozionante per me, (ed i miei genitori): un FABIOUX sarà alla partenza di una maratona in Italia.
Nel turbine di questa festa, gli eventi si succedersi e non so più dove ne sono. Incrocio Roberto ed Andrea ma troppo mondo, non veramente il tempo di realizzare.
La sera venuta, infine si porsi un peu : cenare con Roberto e suoi vicini amici. Non dico troppo niente, ascolto, osservo... La gioia di vivere ed il sorriso di Létitia mi riconfortano. Noto che Roberto ed io stesso abbiamo 2 punti in commun : si ama le paste cacio pepe ed il chianti. Ciò può sembrare puerile ed idiota ma ho trovato ciò rassurant. La cena si continuava in un atmosphére dolce, divertente, semplice, amichevole ma con tutte le emozioni di questa giornata, ero svuotata, esausta, completamente svuotata.
L'indomani, mi preparo in silenzio... la colazione gira, gira nella mia bocca. Arrivo a mangiare solamente alcuni frutti secchi... Ho mal al ventre. Si raggiunge Roberto, Andrea, Massimo al tram... ecco, ci andiamo!
Poi RDV col resto della squadra e l'associazione dei maratonabili vicino della partenza. Felice di vedere Alessia, Stefano, Fabrizio, Claudio, Federico. Tutti sorridono, scherzano... risa nervosi. Si treme, tremo di freddo, di paura... non so, sicuramente i due... Roberto prende possesso della sua nuova poltrona, attrezzato specialmente e prestato grazieusement per i Maratonabili. Ci si dà a ciascuno un pallone bianco a legare al nostro costume per identificarci tra le sue migliaia di corridori... non siamo i soli, altri handicappati e squadre sono dell'avventura... si prende posto sulla linea di partenza...
Ciò è... dajeee ! Più di fuge! Impressionando tutta questa folla... Si parte in polo posizione, prima dei campioni... Prima e sicuramente unica volta della mia vita di runner! Si ride si sorride e si ride, si sorride... Sovreccitati... Si è già in un altro mondo... 5,4,3,2,1 è partito! Di seguito, si apprende come posizionarsi per rapporti alle carrozino. Si corre 1km e si ferma sullo quotato per lasciare passare i campioni ed una buona parte dei corridori. Li, si incoraggia e prova a vedere altri amici RfE. E la festa... e si riparte, si corre si corre... primo ristoro e là prendo concience dell'importanza del gruppo... verificare che Roberto sia installato molto bene, che tutti si siano ristorati come si deve... fare corpo! Andate si riparte... si corre, si corre, si ricollega... ancora un ristoro... si beve, si verifica e si riparte... si corre, si corre, si ricollega...
Magro, ho voglia di fare la pipì, eh sì , a forza di bere... mi alleggerisco tra due boschetti. No il tempo per il pudore... e riparto rapidamente rapidamente perché tutti sono ripartiti già... e là, ciò che si avrebbe potuto prendere per una semplice ed inutile decorazione, i palloni bianchi, prende per me un altro rôle: ora saranno come i piccoli sassi bianchi del piccolo Poucet, indicandomi la strada a seguire fino all'arrivo, ora delle bolle di ossigeno quando l'energia ed il soffio mi mancheranno o degli eclarts di risa siamo trasportati ora tanto nella gioia di essere là, incoraggiato dalle acclamazioni del pubblico... ah, questi palloni bianchi! Quale felicità, quale sostegno, fluitano sempre nel mio spirito.
Credo che non ho corso mai tanto rapidamente perché occorreva il tempo smerciato ai ristori a ricuperare! Eh sì, si era là per non fare una maratona una corsa al ribasso ma correre una maratona.
Dietro Roberto, avevo l'impressione di formare che un solo corridore. Ho corso, corso, di successo con una preoccupazione costante dell'altro, che Roberto passa costo che costo... fare attenzione a lui, ai miei compagni di squadra ma anche agli altri runners eliminandoli della traiettoria della carrozino per la sicurezza di tutti, gettare un sguardo su Roby per vedere se tutto andava bene così come all'altri.
Ne avevo dimenticato la mia corsa personale, era quella della mia squadra... Nel corso dei relè e dei ristori, non formavamo più di uno. Sì, mai soli, trasportato per l'energia del gruppo, della gente e del musica tutto lungo il percorso. I due ultimi chilometri sono stati assordanti di felicità, tra i fischietti e le grida della folla (bravi bravi...) non sento più il mio respiraton... e là l'emozione, un sentimento unico hanno cominciato a salire in me, trasportandomi fino all'arrivo!
INCREDIBILE. Si aveva corso insieme una maratona ed anche se io lo concepo perché era quello di Roberto e degli altri handicappati, sono stato un pochi frustata di non essere potuto mano nella mano passare l'arrivo con egli e gli altri Rfe come lo si fa spesso nelle corse tra corridori. Tanto Roberto è stato un runner, a parte intera durante questa corsa. Passi l'arrivo, si è caduto nelle braccia che gioia, felicità, pienezza! Delle lacrime di gioia, di felicità colavano... Era magico e ne più, fra un tempo notevole per 4h30... Ma che c'avevamo fatto?!!? Incredibile. Non potrò dimenticato mai lo sguardo di Roberto all'arrivo. Abbiamo sofferto tutti durante questa corsa e dico bene tutti perché Roberto è stato fisicamente tanto provato sul suo carrozino. L'arrivo superato, Roberto aveva ringiovanito di almeno di 10 anni e bisognava vedere guardarlo la sua medaglia dopo, un ragazzino che ammira un tesoro. Queste immagini sono per sempre nella mia testa e nel mio cuore. Per me, resteranno unici perché lo sono. Sì, questa maratona fu quella dello sconosciuto perché mai non ho resenti un sentimento come quello che ho avuto durante e dopo questa maratona, un sentimento unico, indescrivibile ed indelibile. Non ho vissuto mai delle tali sensazioni. Si era avuto questa piccola rabbia di vincere, de vivere, vivere l'attimo presente. Fu un certo spirito di sacrificio. Ho dato della mia persona ma ricevuto, ricevuto, ricevuto tanto, quale bella lezione di vita: sapere correre per l'altro al di là dei suoi propri limiti, prendere la mano di qualcuno e mantenerla fino alla fine, unire le nostre forze fisici ou /et mentali per portare l'altro, vedere al di là del handicap, delle nostre differenze. Tante cose sono accadute nella mia testa che ci sono ancora per momento. Ho imparato tale su stesso io.
Sono tornata a Roma con la mia medaglia al collo ma soprattutto portando il mio piccolo pallone bianco. L'ho offerto al mio piccolo Vincenzo che dice che potrebbe essere fidarsi perché per me, era il mio trofeo allo stesso titolo che la medaglia, vedere più : essere stato un pallone bianco.
Grazie a Roberto di avermi dato la fortuna di vivere questa memorabile avventura ed ai miei compagni di squadra Alessia, Elvio, Andrea, Claudio,Massimo, Alessandro, Fabrizio, Federico Concento di me avere aiutare a viverla.
Auguro ad ogni RfE o altro runners di vivere una tanto bella avventura umana e sportiva
Viva le nostre differenze, viva la squadra, viva lo sport.
PS: ho ancora il piccolo pallone bianco.

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