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Il mio 2017 con RfE: perché corro con Runners for Emergency

Anche quest'anno a gennaio ho prontamente rinnovato la tessera RfE.
Ma perché scelgo RfE? Ovviamente perché c'è un fantastico collettivo di persone e poi perché molti runners vivono ad Ostia come me. Queste motivazioni sarebbero già sufficienti, ma RfE ha una marcia in più.


Runners for Emergency non è Emergency, ma è una associazione che "Condivide i valori di Emergency di promozione di una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani" e scelgo RfE in quanto questo valori li condivido anche io.
La maggior parte delle attività di Emergency si svolge in luoghi lontani da noi, in territori in cui ci sono guerre o condizioni di estrema povertà. In questi contesti, Emergency ha fondato i propri ospedali ed i propri presìdi medici. Presìdi altamente professionali e specializzati in cui vengono curate tutte le persone, "nessuna esclusa". A qualunque fazione appartengano, a qualunque classe sociale, a qualunque credo religioso. Nessuno escluso, appunto.

Decidere di curare tutti non è una non-scelta, non è l´ovvio, non è scontato. È al contrario una scelta ben precisa e coraggiosa, è la scelta di considerare il diritto alla cura dovuto a chiunque e prima di qualsiasi altra considerazione. Il paziente non viene giudicato per le proprie azioni, anche se si fosse macchiato di orribili crimini di guerra. Quando deve ricevere cure è un uomo, nudo della sua storia. La scelta di Emergency è una scelta forte, e di fatto scegliere significa fare politica, una politica costruttiva, una politica bella, ma comunque la si interpreti, una politica.
È "facile" essere d'accordo con il motto "nessuno escluso" quando pensiamo a luoghi lontani da noi, all´Afghanistan, all'Iraq, al Sudan. Quelle persone sono lontane da noi, ci sembrano tutte piccole, tutte uguali, tutte bisognose, tutte da aiutare.

Ma Emergency opera anche vicino a noi, agisce anche in Italia, pur non essendoci conflitti bellici o condizioni estreme paragonabili a quelle dell'Afghanistan. Ad esempio in Italia ha aperto diversi poliambulatori.
Ma chi sono gli utenti curati nei poliambulatori di Emergency? Sono i poveri, gli "ultimi" che vivono nel nostro paese. Anche in Italia il diritto alla salute, sebbene riconosciuto dalla Costituzione, viene spesso disatteso nella pratica. Ma da noi chi sono gli ultimi? Sono quelli che non riescono ad esercitare i propri diritti perché socialmente troppo deboli, sono quelle persone che non hanno accesso alle cure in nessun modo, sono i migranti, sono quelli che non ci piacciono perché puzzano, che non hanno posti per lavarsi, sono quelli che vivono per strada, sono quelli che rovistano nei cassonetti, che assediano le nostre stazioni, i rom che rubano i bambini, sono quelli che trasformano i nostri quartieri in un suk o che magari vivono di piccoli furti e sono invisibili per le istituzioni. In definitiva, gli ultimi sono quelli verso i quali ho dei pregiudizi, sono quelli che non mi piacciono.

Ma quindi sostenere Emergency significa proprio essere solidali con queste persone? Solidali con chi non ci piace? Sì, c'è anche questo. Forse tra chi viene aiutato da Emergency ci sono persone che non ci piacciono, ma Emergency è comunque solidale con loro, riconoscendo che hanno gli stessi nostri diritti, in particolare quello alla salute, che Emergency prova a rendere effettivo.
E quindi anche quest'anno corro per migliorarmi, provando a superare i miei limiti fisici, e corro per Emergency per provare a superare i miei limiti mentali: allenandomi a superare i miei pregiudizi.

#SosteniamoEmergencyCorrendo

http://www.internazionale.it/reportage/giuseppe-rizzo/2017/02/11/senza-dimora-roma 

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