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La RomaOstia di Alessia: odore di pini, gonnellini svolazzanti e voci dalla folla

Ho gli occhi socchiusi, quel tanto che basta a filtrare un po' della luce e dei colori da cui sono attorniata, il sole a scaldare le palpebre, un venticello fresco che fa drizzare i peli sulle braccia nude, una allegra cacofonia di suoni tutto intorno.


E' l'attimo prima della partenza della mia onda della RomaOstia, quello in cui ripenso alla strada fatta per arrivare qui, alla preparazione che è partita da lontano, quando due anni fa ho iniziato a correre con il sogno di completare una mezza maratona. Affiora una sensazione antica, simile a quella che si aveva a scuola quando non si pensava di aver studiato abbastanza, ma, in fondo, si voleva essere messi alla prova ed il professore scorreva il registro fino a pronunciare il tuo nome. Ecco, tocca a noi, si va!
Questa mia prima mezza maratona è stata tante cose dopo questi primi pensieri.
E' stata la leggerezza delle chiacchiere con gli amici alla partenza, il baricentro che si sposta in avanti per compiere il primo, fatidico passo, l'allegria del vociare tutt'attorno.
E' stata il profumo dei pini, i gonnellini svolazzanti in tulle che ondeggiavano davanti ai miei occhi al ritmo delle due ragazze giapponesi che li indossavano, il sapore acre dell'integratore che attorciglia la lingua.
E' stata il mio nome pronunciato da incitatori ed amici lungo il percorso, il nome di altri pronunciato da me, ad incitarli a non mollare.
E' stata la fatica che ha bussato alla porta ed alla quale ho aperto, perché tanto quando arriva è meglio accoglierla ed andare avanti assieme, un metro dopo l'altro.
E' stata la sorpresa di riuscire a non camminare, se non un brevissimo tratto nella maledetta salita del Camping, la consapevolezza che, forse, questi 21km non fossero al di sopra delle mie possibilità. Che ce la potevo fare. Anzi, che ce la stavo facendo benissimo.
E poi il sorriso che ho indossato come un capo pregiato lungo tutto il percorso, il tornare indietro ad aiutare un'amica in difficoltà e riuscire a farla continuare, l'ebbrezza di lasciare andare le gambe giù per le discese come una bambina alle giostre.
E ancora, lo sguardo a cercare febbrilmente gli amici all'arrivo, la gioia di tagliare il traguardo e vedere il mare, gli abbracci sudati, i salti di gioia, lo stringere forte la medaglia tra le mani, neanche fosse un oro olimpico.
La soddisfazione, ora lo so, ha l'odore del metallo di una medaglia.
Grazie a chi c'è stato lungo tutto questo viaggio e a chi ne ha fatto anche solo un breve tratto assieme a me, a Claudio che mi ha supportato (e sopportato) con le tabelle di allenamento, al meraviglioso gruppo di RfE, l'unica squadra di cui potrei far parte. Ancora, di cuore, grazie a tutti!
La corsa, per me, è sopra ogni cosa "celebrazione", e questa RomaOstia ne è stata una espressione perfetta.

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