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La maratona di Vienna di Maria Rosaria

Per correre una maratona bisogna prima di tutto decidere di farla.

Non basta iscriversi e seguire il programma di allenamento con scrupolo. Bisogna essere convinti di farla.

La preparazione è ovviamente necessaria ma contribuisce a rendere insicuro l’aspirante maratoneta. All’ultimo lungo di 32 km, sono arrivata esausta e consapevole del fatto che altri 12 km non li avrei sicuramente fatti. No, non ce la farò, pensavo, sono troppi 42 km. Ma avevo deciso di provare e la volontà vince su tutto.

La maratona di Vienna è una delle più partecipate e il periodo è perfetto perché ci si prepara in inverno. Arriviamo a Vienna con un caldo estivo. Questa variabile non l’avevamo considerata nell’equazione generale. La mattina di domenica usciamo dall’hotel alle 7.30 e fa già caldo.

A queste gare internazionali non serve informarsi sul percorso da fare per raggiungere la partenza. Basta seguire il flusso dei runners. Sul viale della partenza siamo stipati. Molti faranno la 21. I maratoneti hanno un pettorale di colore diverso. Vedete? Io farò la maratona! Siamo in 6 della squadra. Io, Enzo e Adriano faremo la maratona. Emanuele, Cesare e Francesco faranno la mezza. Sapete come si chiama il figlio dell’asina e del cavallo? Dice Emanuele. Bardotto, si chiama bardotto dico io.

Suonano il walzer viennese e Cesare ed Emanuele si mettono a ballare. Francesco esprime commenti di apprezzamento su una fotomodella vicino a noi sul cui pettorale si legge Marlene Caroline. Loro sono più rilassati. Io continuo a pensare che dovrò correre per 42 km.

Partiamo.

I primi 20 km sono in comune con la mezza e ci si muove in una massa continua e compatta di runners. Fa molto caldo. Hanno predisposto punti ristoro ogni 2 km compresi dei pannelli posticci con i rubinetti che dispensano acqua freschissima. Mi fermo ad ogni ristoro. Bevo e bagno la testa. In vita ho il marsupio con gli integratori da assumere secondo un preciso programma prestabilito. Nel parco del Prater leggo 29 km. Qui passeremo due volte. Quando ripasserò saremo già a buon punto ma al momento abbiamo percorso solo pochi km.

Al 15esimo per un attimo penso che forse non ce la farò. Ma il pensiero passa subito. Alla biforcazione della mezza, al 20esimo km, molti girano a destra per concludere la gara. Noi proseguiamo.

Sono a metà più o meno. Si torna nel Prater. 29 km. Almeno fin qui ce l’ho fatta ad arrivare. Dal 31esimo al 35esimo c’è un lungo viale, sempre nel Prater, che si percorre in entrambi i sensi. Incrocio Adriano che è una ventina di minuti davanti. Il giro di boa non arriva mai. Eccolo. Percorro il viale a tornare. Leggo 35 km. Forse ce la faccio, in fondo mi mancano solo 7 km.

Solo 7 km.

La maratona deforma la percezione delle distanze. Quando ho iniziato a correre, 7 km erano una distanza siderale. Da questo momento tengo d’occhio i cartelli. 36, 37….40 km.

Ora sono sicura di farcela.

Anche camminando a piccoli passi, 2 km li faccio di sicuro.

Leggo 500m.

Inizio a correre con un passo veloce e leggero. Chi me la dà questa energia? Sto bene, non sono esausta. Sto bene. Il tappeto blu. L’arco di arrivo. Leggo 5 ore e 35 min.

Vuol dire che ho impiegato circa 5h e 15’.

Avevo previsto un po' meno di 5 ore.

Le soste ai ristori mi hanno rallentata. Ma chi se ne importa.

Mi mettono la medaglia al collo. Piango. Mi avvio verso il ristoro e grido.

Ce l’ho fatta! Ce l’ho fatta!

Poco dopo incontro Adriano. Ci abbracciamo. Un momento intensissimo.

Ritiro la sacca e mi siedo sul marciapiede.

I piedi mi fanno male.

Arriva Enzo che ha concluso prima di tutti ma al 36esimo gli si sono piantate le gambe e ha camminato per lunghi tratti.

La maratona è così. La ami e la odi.

Ma dopo, quando la concludi, voli in alto con il sorriso stampato sulla faccia.

Felicità semplice e perfetta.

Che altro puoi desiderare in questo momento?

 

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