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Lo spirito delle Paralimpiadi

Le Paralimpiadi nascono dall'idea di un medico britannico che nel secondo dopoguerra organizzò una competizione per veterani con danni alla colonna vertebrale. La manifestazione si estese e divenne poi concomitante alle Olimpiadi dal 1960 a Roma. Dal 1960, i Giochi Paralimpici si sono svolti a valle delle Olimpiadi (sola eccezione il 1968, anno in cui le Olimpiadi erano ospitate in Messico e le Paralimpiadi a Tel Aviv).
La manifestazione Paralimpica ha preso durante le sue edizioni spazi e popolarità sempre maggiori e l´edizione attuale vanta una qualità e quantità di risultati atletici enormemente sorprendenti. È praticamente impossibile elencare tutte le storie di successo di Rio (e comunque partecipare è già una storia di successo) ed è interessante notare che le eccellenze delle Paralimpiadi hanno in vari casi risultati comparabili o addirittura superiori a quelle degli atleti normodotati.
L'arciera iraniana Zahra Nemati dice: «Volevo dimostrare ai giovani iraniani, specialmente alle ragazze, che le donne del mio paese non sono diverse dalle altre e che possiamo anche vincere le Paralimpiadi e ricevere la nostra medaglia. La mia intenzione era rompere gli stereotipi e sono felice di esserci riuscita».
Straordinaria è l'impresa del ventiduenne algerino Abdellatif Baka, con deficit visivo: Baka ha corso i 1.500 metri in 3'48'29, meno del tempo con cui è stata assegnata la medaglia d'oro olimpica (3'50'00).

Abdellatif Baka

Abdellatif Baka

 

Il saltatore in lungo Markus Rehn ha un personale di 8.40 metri, record del mondo nella sua classe (ha una gamba amputata al ginocchio), misura che gli avrebbe permesso di vincere l'oro a Rio 2016, dove la medaglia d'oro è stata assegnata a 8.38 metri.
Matt Stutzman, americano nato senza arti superiori, è in assoluto l'unico arciere al mondo, ad aver centrato un bersaglio posto a 280 metri di distanza. 

L'italiana Martina Caironi si conferma oro olimpico nei 100 metri a Rio, dopo aver vinto da esordiente a Londra nel 2012.
E cosa si potrebbe ancora scrivere su Alex Zanardi plurimedagliato campione di handbike alla soglia dei 50 anni?
Lo spirito dei Giochi Paralimpici di Rio può essere riassunto nel simbolo della sua torcia: "ha linee sinuose e profili curvi, simbolo degli alti e bassi della vita dell'atleta paralimpico. Ha forma quadrangolare perché si riferisce ai quattro valori paralimpici: coraggio, determinazione, ispirazione ed uguaglianza." 

torcia

 

I quattro valori paralimpici a loro volta poggiano sui valori fondamentali dello sport, in particolare sul senso di inclusione nel gruppo. Che poi altro non è se non una metafora dell'integrazione nella società. Il messaggio che ci inviano gli atleti paralimpici con le loro imprese impossibili è che anche se io e te siamo diversi, abbiamo ugualmente diritto ad essere partecipi ed integrati nella società. Non siamo disabili per quello che non sappiamo fare, piuttosto siamo abili per quello che sappiamo fare.
In questo, l'attenzione per le Paralimpiadi può riflettersi sulla nostra mentalità favorendo la capacità di accoglienza di chi proviene da mondi diversi, con esperienze diverse e storie diverse, e favorendo quindi la lotta al pregiudizio.
Il volano che si innesca tra Paralimpiadi ed integrazione sociale è ad esempio evidente nel circolo virtuoso che si è innescato in Ucraina, terza nel medagliere paralimpico dopo Cina e Gran Bretagna.
Il presidente del comitato paralimpico ucraino, costretto sulla sedia a rotelle a causa della poliomielite, è il responsabile di un programma per sviluppare capillarmente l'organizzazione e le strutture sportive riservate ai disabili. Oggi ogni regione ucraina è dotata di scuole e centri sportivi pensati per accogliere persone con disabilità. La maggior parte degli atleti paralimpici ucraini ha iniziato a praticare sport in questi centri, dove inizialmente le persone vengono invitate per praticare attività di riabilitazione. Circa il 5% delle persone impegnate nella riabilitazione scopre di cavarsela bene in uno sport e da lì decide di iniziare gli allenamenti.
Le Paralimpiadi sono quindi un evento sportivo e sociale che ha acquistato una dignità pari alle Olimpiadi. Ci fanno vedere un futuro migliore, più inclusivo e meno retorico. Possiamo far finta di niente o è meglio, di sicuro più giusto, mettere chiunque nelle condizioni di mostrarsi abile per quello che sa fare? 

Fonti: 

http://www.lettera43.it/sport/altri-sport/paralimpiadi-quando-gli-atleti-disabili-vanno-piu-forte-dei-normodotati_43675259901.htm 
http://www.lettera43.it/fatti/paralimpiadi-rio-2016-le-stelle-dell-italia_43675259167.htm 
http://www.ilpost.it/2016/09/17/ucraina-paralimpiadi-2016/ 
http://www.chefuturo.it/2016/08/paralimpiadi-minore-dei-giochi/ 

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Olimpiadi 2016: Team ROA - James Chiengjiek, 400 metri.

Il campo profughi di Kakuma in Kenya, costituito nel 1992, è amministrato dall'UNHCR ed ospita 180.000 rifugiati, un numero che equivale alla popolazione di nostre città come Perugia, Modena o Livorno. Questa popolazione enorme comprende solo un quinto di tutti i profughi accolti in Kenya.

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Olimpiadi 2016: Team ROA - Rami Anis, Nuoto.

"Il nuoto è la mia vita. La piscina è la mia vita". 
Rami Anis, a soli 20 anni è fuggito da Aleppo, i suoi genitori lo hanno salvato da quella guerra civile che stava esplodendo e, a oggi, non ha ancora trovato soluzione, lasciando dietro di sé devastazione e nient'altro.

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Olimpiadi 2016. Benvenuti Rifugiati: Team ROA!

Chi abita in Siria, a Damasco, non ha più nulla, i sei anni di guerra hanno portato via tutto ai siriani, rimangono solo briciole, macerie, violenza e sopraffazione.
E un dilemma: rimanere o andar via. Due scelte diverse, due mostri ignoti da affrontare.

 

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