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Stavolta è davvero la mia prima… Scusate il ritardo

Dove eravamo rimasti? Ah già, qui:

La mia prima (non) maratona

Vi ricordate? Io che preparo la mia prima regina ma una pandemia mondiale blocca tutto a venti giorni dal via e inizia un periodo bruttissimo della nostra esistenza.

Ma da quel giorno il sogno non si è mai sopito, chiuso nel cassetto dei pantaloncini e delle magliette colorate che ogni podista possiede.

Poi le cose migliorano e da settembre 2021 finalmente si torna a gareggiare e quel sogno riprende forma e da gennaio insieme ai miei amici compagni di viaggio, che non finirò mai di ringraziare, il socio Gian Marco e il coach Alessandro, riprendiamo la tabella da capo e ricominciamo piano piano a sgambettare.

L’entusiasmo non manca ma la paura che si possa ribloccare tutto c’è.

La preparazione inizia a gennaio, alle 7 di mattina, quando le temperature toccano lo 0 e questa cosa poi ce la porteremo fino alla gara. Tutte le mattine attrezzati per sfidare il grande freddo e a scaldarci è solo la passione che abbiamo per raggiungere l’impresa.

I giorni passano, i km aumentano, le temperature NO, le gambe girano sempre di più e alle estenuanti ripetute si aggiungono i lunghi e i lunghissimi, che per fortuna in compagnia anche di altri amici runners sono sempre un bel pretesto per fare km mentre si fanno due chiacchiere e il 27 marzo è sempre più vicino.

Come non citare e ringraziare tutti i ragazzi delle Rotonde Run del mio quartiere “Giardino di Roma” Manuela, Marco, Fabio, Stefano, Alessandro F., Sabrina, Alessia, Deborah, Adriano e l’ultimo arrivato nel gruppo Giovanni. E poi gli altri amici che si sono uniti ai nostri allenamenti, come il grandissimo Andrea Pellegrino, presidente del Team Camelot che mi ha sempre sostenuto in questa avventura, e poi Marco Biagioli, Giuseppe Destro e tutti i compagni di squadra di Runners for Emergency che si sono alternati nelle domeniche nelle uscite di gruppo. Su tutti Edo, anche lui alla sua prima e Corrado e poi Mariangela, Francesca e Domenico SuperDomi che mi ha dato consigli preziosi e fatto il tifo per me dal primo giorno che mi sono iscritto e infine il presidente di RunnersforEmergency Elvio, persona davvero speciale.

Il tempo vola e finalmente arriva il weekend della gara. Venerdì ritiro pettorali, ci vediamo davanti al Salone delle Fontane all’EUR e guardandoci negli occhi capiamo finalmente che ormai ci siamo, quel sogno non ce lo porterà più via nessuno, la corsa verso i Fori, la conquista di Roma, la medaglia più pesante, sono lì ad attenderci.

Facile a dire, ma la Maratona è una gara che non ti regala nulla, perché è piena di imprevisti, i km sono tanti e un minimo dettaglio può mandare tutto a rotoli e infatti dopo l’entusiasmo alla partenza, la foto di gruppo, la foto da solo, la foto al Colosseo, la foto vicino ai Gladiatori, la foto con chiunque conosci, la gara parte e quando passi sotto l’arco la prima lacrima scende, perché stai entrando nella Gloria e per i primi Km ti senti invincibile e pensi addirittura che sei stato pessimista sul tempo finale. Ma a 42 tocca arrivarci e puntuale come un orologio svizzero al km 30 arriva l’imprevisto, vuoi per la prima giornata calda su Roma, vuoi per la stanchezza, ma una fitta al gluteo come una stilettata fredda infilzata nel muscolo si presenta inesorabile. E ora? E ora i miei compagni di avventura mi dicono di provare a camminare e loro insieme a me, fianco a fianco, “l’abbiamo preparata insieme e si arriva insieme” continuano a dirmi. Il dolore si affievolisce ma non passa, alterno corsa e camminata, più la prima che la seconda ma si va avanti e intanto si aggiunge a noi tre un altro compagno di squadra, un mio carissimo e grandissimo amico, un maratoneta veterano, il mio Nick che mi dice: “oh io non ti lascio, io ti porto alla fine, non posso perdermi la tua prima regina, a costo di strisciare arriviamo fino in fondo.”

E così sarà, ripartiamo tutti e quattro, il dolore è forte ma la voglia di arrivare di più, la sete è tanta, ma la voglia di arrivare di più, le forze sono pochissime, ma la voglia di arrivare di più, perché come tutti sanno gli ultimi km della maratona si corrono con la testa e con il cuore e io ho preparato anche questo per affrontare questa gara. Un passo dopo l’altro, metro dopo metro ci avviciniamo al centro di Roma. La folla ci incita e io trovo forze inaspettate. E poi verso la fine vedi facce amiche: quella di Franco Guiducci, del mitico Roberto Loche, di Valentina e Francesca, e gli ultimi 300 metri ancora Elisa e Dominique. Sono state pura ADRENALINA per arrivare fino in fondo.

Eccoci, ultima curva, tutti e quattro, uniti e compatti, facce commosse che abbozzano un sorriso e un nodo in gola, stiamo per entrare nella gloria, ci prendiamo per mano ed insieme attraversiamo l’arco dei vincitori, brividi per tutto il corpo, abbiamo portato a casa un’impresa che un’ora prima sembrava impossibile. La felicità è tantissima, riesco a camminare ad un metro da terra nonostante la stanchezza. Finalmente la medaglia, quella più grossa, quella più sognata, quella più difficile da conquistare, perché come dice Gian Marco, la corsa è per tutti, la maratona NO. Siamo diventati eroi anche solo per un giorno come canta David Bowie.

E dopo la medaglia, il nostro amico Fabio ci aspetta al traguardo con delle birre per festeggiare. E’ stato un bellissimo regalo a suggellare la bellissima giornata, non smetterò mai di ringraziarlo. Come non smetterò mai di ringraziare i miei compagni di viaggio Gian Marco, Alessandro e Nick, che sono stati i miei angeli custodi per tutto il viaggio. Amici e compagni di squadra che porta il nome di Emergency, dove la solidarietà, l’aiutare il più debole, correre in aiuto, sono i valori essenziali di questa associazione.

E ora cari lettori, ditemi la verità, dopo aver letto di questo viaggio, non vi è venuta voglia anche a voi di farla?
Ci vediamo alle prossime gare, al Gazebo di Runners For Emergency

Alessio Salini