Tre volte Roma Ostia
Mancano due settimane alla Roma Ostia numero quarantanove, mi scrivi:
- La maledizione non si arresta con ogni probabilità devo saltare la Roma Ostia
- Sempre vertigini?
- Ho avuto una disfasia, mi hanno trovato qualcosa al cervello…
Davvero?
La gara la faccio, io, ho le scarpe ai piedi, mi fanno male i flessori, una coltellata ad ogni passo, niente pretese, devo solo arrivare sotto 1.40, che poi sono solo quest’anno, la rifinitura me l’hai impiccata con questa storia del cervello.
Il cervello, davvero?
Ma una cosa normale no? Tipo una contrattura?
Il 2024 la quarantanovesima Roma Ostia va così. La testa non c’è. Le gambe nemmeno, non ci sei tu, amico mio.
***
Passano otto mesi, ti ci hanno messo le mani in quella testa dura, due volte, la seconda è andata bene, mi scrivi:
- Dal 10 settembre potrei essere disponibile se le piastrine si aggiustano
- Al limite ti do le mie che mi avanzano…
Davvero ti ho risposto così? E sei ancora amico mio? Allora è amore!
- Che faccio me la rischio?
Sì, te la rischi.
Il 12 novembre ti iscrivi di nuovo, mesi di veleno nel corpo, non so neppure quanti chili lasciati per strada, è l’anno della cinquantesima, la vuoi fare la cinquantesima. Le maglie sono nere e oro, bellissime. Cominciamo.
Sono 200 metri di corsa e 300 di cammino il primo giorno, e dopo i 200 tanto dolore quando respiri, è il veleno che protesta, fai forse tre chilometri è durissima. Mi dici:
- Mi sa che non ce la faccio.
No, ce la fai.
La volta dopo sono 300 metri di corsa e 300 di cammino e ancora tanto dolore lì dove il veleno si annida ogni giorno. Vai avanti così per tre mesi e alla fine di metri ne corri 700 e 300 ne cammini. Di più non si può i 300 servono per non far partire il dolore. Facciamo una prova finale dodici o undici chilometri, non mi ricordo, ce li dobbiamo far bastare. Saltelliamo per un tempo infinito i miei polpacci esplodono, non è il mio correre è il tuo, ma che fatica anche così, mi dici:
- Non ce la faccio…
- Ce la fai…
Ma non ci credo anche se te lo dico. Aspetto che me tu lo chieda, che mi dica facciamola assieme, portami al traguardo, ma tu non lo fai. Vuoi fare da solo? Non lo so se è vero, mi sono detto questo, chissà se è solo un film che mi sono fatto nella testa, ma se te lo dico tu mi dirai di sì e non sarà la stessa cosa, avrò deciso io per te.
Non mi chiedi niente, neppure nella rifinitura, da solo allora. Va bene.
Il giorno della cinquantesima è una bella mattina abbiamo la nostra maglia rossa, abbiamo fatto le foto di gruppo, siamo già d’accordo che poi verrai a casa mia per fare la doccia, che devi mettere il ragno, e poi dobbiamo pranzare con tutti.
Hai fatto i conti, tu fai sempre i conti, nelle tre ore del tempo massimo ci stai, 700 metri di corsa, 300 cammino per tenere a bada il dolore. Ci salutiamo, ognuno nella su griglia, io parto veloce faccio il ritmo per altri, poi resto solo. Non penso più alla strada che manca, penso solo se ce la farai, non ci credo che ce la farai.
Poi arrivo e torno a casa, ho il telefono in mano aspetto di vederti di nuovo online, a casa ti aspettiamo tutti, sono nervoso cerco i tempi sul cronometraggio in tempo reale sei in linea con le previsioni.
700 metri di corsa e 300 di cammino, ventuno volte.
Infine, il messaggio arriva, ce l’hai fatta, amico mio.
Davvero?
Tuo fratello ti viene a prendere alla stazione, doccia, ragno in testa e andiamo a pranzo, lì ci sono tutti, si mangia sei tranquillo, sei felice, poi quando meno te lo aspetti un agguato tutto per te, una festa tutta per te, tutti per te, intorno a te. Qualche lacrima, la tua, di felicità.
Felicità, davvero amico mio? Me la sono inventata questa felicità?
Qualche lacrima, la mia, che me ne vado un po’ più in là che le mie non servono e sono fuori luogo. Sei arrivato amico mio, nel tempo massimo. Davvero.
È il 2025 e la cinquantesima Roma Ostia non la dimenticherò.
***
È ancora il 2025, sono passati 8 mesi, amico mio, sono iscritto alla 2026, che fanno 51, un mese e mezzo fa hai messo le scarpe per l’ultima volta, ultima corsa il 12 ottobre cinque chilometri, tre allenamenti di seguito, lanciatissimo. Ora i chili sono diventati tanti per via del cortisone, ti pesano un po’. Poi non ti trovo più nei feed. Ti cerco per un mese, ma non fai un metro, quando ci sentiamo parliamo d’altro, di mare, di barche, andiamo a teatro, poi non ti sento più per dieci giorni, sto lavorando, mi avvisano che sta andando storta, tutto insieme.
Che scherzo è amico mio, fai davvero?
Sto tonando a casa guidando, ti ho visto dormire, ti ho salutato, non ricambiato, da mezz’ora appena, sono quasi arrivato al mare e di nuovo mi arriva un messaggio, lo leggo sull’orologio appena mi fermo al semaforo e la strada si fa confusa, qualcosa mi sale da dentro.
Da ieri sono sicuro che anche questa Roma Ostia la correrò da solo. Ma forse questa volta mi sto sbagliando.
Me la farai fare da solo amico mio?
Davvero?
di Roberto Russo


